La recherche

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Se non sentissi il piacere delle parole mi limiterei a dipingere.


Dipingere si può fare in silenzio. Sono perfino convinto che venga meglio (non dover parlare quando dipingi, non dover parlare dei quadri, non dover dare spiegazioni…).


Ma le parole mi piacciono non meno della pittura. E quando parlo cerco di dipingere rapidamente quello che vedo. Nella libertà dei pensieri che scorrono in testa, che sono una sorta di danza che nasce dal sapere di essere, dalla gioia di sentire e vedere tutto questo.


Dico tutto questo perché non oso più definire il mondo, la vita, non ne ho più voglia. Non ho quasi più voglia di parlare di, preferirei parlare con, con le voci di tutto il mondo, della natura e della città, del cielo e della terra.


Parlare come danzare con tutto ciò che si muove e che è vivo. I sentieri di montagna come il cellulare e la televisione. Anche il mondo umano, non solo ciò che chiamiamo natura, mi lascia stupito. Tutta questa rete creata dalla tecnologia e che consente a tutti noi di comunicare. Il movimento incessante di noi formichine, e quello imprendibile dei nostri pensieri.


Con chi parlo quando parlo da solo? È così bello quando parlo da solo. Sono sicuro che non è solo guardarsi nello specchio. È trasmettere da qualche parte, entrare in contatto con. Lo dice anche la canzone (Io lo so che non sono solo anche quando sono solo). Parlare da solo è come dipingere.


Stamani il sole ha fatto un grosso buco in questa settimana di nuvole. L’aria è fresca. Le finestre aperte per far uscire l’odore degli smalti. Sternutisco in continuazione.


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Categorie: Eugenio Guarini