Il mio doppio

Stupore, smalto su tela cm 100 x 100


Il mio doppio


Nel pomeriggio mi sono spostato col camper sulla collina di Vialfrè, davanti al cimitero. C’è un piccolo spiazzo che domina i due versanti est e ovest. Volevo tirarmi un po’ fuori, per un’oretta e pensare a ruota libera.


Avevo come al solito il quadernone e i pennarelli, così da poter scrivere anche senza occhiali. Scrivere lentamente, registrando semplicemente quello che arrivava.


E mi chiedevo come mai questo esercizio è così rilassante per me, come mai mi piaccia tanto?


La mattina avevo scritto l’articolo su Eraldo, per la Gazzetta. Scrivo volentieri quegli articoli. Sono la fase finale di una piccola storia nel corso della quale mi sono imbattuto in qualcuno, ci siamo incontrati, mi sono fatto raccontare la sua vicenda prestando molta attenzione. La parte finale. Le cose sono già in testa. Metto in pari le annotazioni prese e cerco di scrivere in maniera da attirare e mantenere l’attenzione del lettore su qualcosa che ha attratto innanzitutto la mia.


Ma lì, sulla piazzetta del cimitero di Vialfrè, quel tipo di scrittura ha un beneficio incomparabilmente più pregevole per me. Quando afferro i pensieri che arrivano e li distendo sulla carta, rilassando anche me nel mentre li dispiego, si creano le condizioni ideali perché succeda una cosa che mi accompagna generosamente da tempo immemorabile.


Una sorta di magia che non cessa di stupirmi. Si viene a creare come uno specchio dove io mi vedo, mi parlo e mi considero. Lì, nel gioco dello specchio, le cose vengono dette, si lasciano dire e vedere, tutto si appiana e arrivano le idee. Quelle idee tanto piacevoli che rischiarano il cammino. E alla fine ne vengo fuori rinnovato, quasi ringiovanito.


E ciò che mi stupisce è constatare che io non sono un pezzo unico, ma che sono questo continuo colloquio con me stesso in cui mi sdoppio e vedo il me di me in quello specchio. Lo guardo, gli parlo e mi faccio parlare.


Questo io che sta al di qua e quel me che sta di là sono una cosa sola, vivente, che dialoga in questo modo. Se una delle due parti scomparisse, penso che non sarei proprio per nulla. Il mio io può vivere e avere una storia proprio grazie a questa possibilità di avere un me.


Io e il mio doppio siamo una cosa sola. La voglio sfruttare fino in fondo questa opportunità.

Categorie: Eugenio Guarini