Il giorno dopo

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il quadro: Suggestioni del bosco.


Il giorno dopo…


Bene, è messo in chiaro.
Tu incominci a fare il pittore e sembra una follia. Ma è una cosa possibile.
Ti rendi conto che sei anche bravo. Riesci anche a sopravvivere con la pittura per dieci anni. E ogni tanto emerge l’ambizione di essere riconosciuto come il miglior pittore del mondo nella nostra epoca!
Ormai sai che bisogna puntare alla luna e che le cose capitano e ti vengono incontro – anche se non è garantito da un contratto a priori.
È quindi un’avventura, ma è tua e ci metti del tuo.
L’adegui ai tuoi ritmi, alle tue energie e ci costruisci attorno il tuo stile di vita, senza sentire a destra e a sinistra. Impari a fare a modo tuo. Impari soprattutto a tirare fuori il coraggio e l’immaginazione nei momenti difficili.
Ma c’è una cosa che devi assolutamente rispettare: la tua integrità. Altrimenti l’energia cola via inutilmente. Altrimenti diventi un colabrodo d’energia.
Sai che hai il permesso di credere ai tuoi sogni, anche alle tue ambizioni, purché rimanga in contatto con te stesso, e cerchi l’allineamento con quello che senti davvero.
Non c’è morale o deontologia che tenga. Non ci sono tavole di pietra con i comandamenti. C’è quello che senti tu.


Quello che sento io è che desidero diventare un grande anche agli occhi del mondo, ma anche che voglio vivere una vita vera, ogni giorno, e non sacrificare la mia anima – diciamolo in questo modo – alle regole o alle strategie che il mercato e i media e il marketing… chiedono, quando intuisci che l’anima te la mangiano.
Voglio andare a trafficare col bosco, a sudarci dentro, a respirare l’aria aperta, a costruire con le mani. Voglio giocare con i bambini. Voglio coltivare l’amicizia, trovarci a cena insieme, mangiare e bere e parlare delle cose che contano, delle nostre cose. Voglio amare ed essere amato. Voglio formare nella testa un’immagine adeguata di quel che significa vivere bene. E voglio parlare di questo con i miei amici. Voglio che il mio lavoro sia al contempo felice espressione di me e dono alla vita – senza intenzioni ablative e sacrificali.


Lasciando i grandi termini, voglio giocare come farebbe un bambino. La vita è bella, il viaggio verso Itaca è intrigante e appassionante. Ci voglio giocare dentro ogni giorno. Voglio masticare e gustare la vita, in tutti i suoi risvolti, e nutrirmene. Perché sono vivo, perché ho avuto in sorte di vivere, perché il tempo che mi è concesso non è infinito, perché m’immagino che ci sono esperienze e consapevolezze che ancora non conosco e che mi attendono tra le pieghe degli eventi che mi vengono incontro e a cui io vado incontro.


Voglio il successo, ma non me ne faccio un’ossessione. Ho capito che cose come queste le devo lasciare al Cielo, all’Universo, al Dio, al Grande Sogno che governa la creazione. Il mio lavoro è di giocare oggi la mia vita e di credere oggi nei miei sogni con le mani, le gambe, le parole, col cuore.


Ho capito che la vita procede come il respiro, si riceve e si dona, si medita in solitudine e si agisce, si è nel Paradiso Terrestre della pace e se ne esce per migrare altrove, si gioisce e si soffre, si è creati e si crea.
So che gli artisti, quelli che aspirano a creare, si sentono morire se la necessità li spinge a spendere troppo del loro tempo e delle loro energie in un lavoro che serve soltanto a pagare le bollette. E moriranno se non trovano il coraggio e l’immaginazione di inventare vie di uscita da questa situazione.
L’artista non sa accontentarsi di nutrirsi delle opere d’arte – di musica, romanzi, poesie… – di altri. L’artista ha bisogno di creare le sue cose, di partorire i suoi figli, di donare i suoi frutti…


È probabile che in questo l’artista sia il simbolo di un destino che riguarda ognuno. E forse è per questo che amiamo gli artisti. Ci richiamano al sogno di esprimere noi stessi, in ciò che abbiamo di unico da dare.


Questi pensieri mi suggerisce il bosco.


FOTO DELLA PERSONALE A RIVAROLO CANAVESE. Clicca QUI.

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