La bellezza delle colse

Il quadro: Sposo me stessa, smalto su tela cm 100 x 100


La bellezza delle cose


Guardavo la mia tazza grande per il caffè lungo, smaltata in strisce rosse, fuxia, arancioni e bianche. La sua bellezza mi ha colto di sorpresa.
Ormai non potevo bervi e metterla lì, con non curanza. La sua bellezza non urlata era una calamita. La bellezza è da guardare dovunque affiori.


La bellezza delle cose è forse amore per noi. Le cose non si fanno belle per noi, lo sono già. Amarci è nel loro essere. Ci amano con una bellezza silenziosa. Si danno senza pretendere. Ma dalla lontananza della loro sufficienza.


Non appena voltavo lo sguardo rivolgendomi a quel che facevo quella tazza scompariva non solo dalla vista, ma dalla mappa mentale dell’ambiente che avevo in testa, dalla scena del film dove abitavo.


Non volevo trascurarla a tal punto. Avrei voluto che si fissasse nella memoria, per portala con me in quel che facevo.


Ogni cosa sarebbe da amare. Da farla entrare dentro e ritrovarla in ogni istante. Ma come fare? Possederle? Non ci stanno tutte dentro. E poi, capivo che nel diventare mie le cose perderebbero la loro bellezza dignitosa. la prigionia getterebbe un’ombra sul loro design.


E ho trovato un modo giusto di amare le cose. Vedere la loro bellezza, esserne commosso e lasciarle stare. Allargare la mano perché continuino il loro volo nell’esistenza. E restare con quel filo di nostalgia addosso.

Categorie: Eugenio Guarini