Quante volte ho guardato laggiù, tra gli alberi, con trepidazione! Ma cosa aspetti di vedere? Diceva la vocina Cosa vuoi che compaia? Sono alberi e foglie!
Lei mi aveva detto che in una vita precedente dovevamo essere stati qualcosa noi due insieme. Io so niente delle vite precedenti. Ma il suo sorriso m’incantava lo stesso. Immensamente!
Eravamo piuttosto lontani, nel tempo e nello spazio. Ma ci parlavamo e ci sembrava di capirci al volo.
Io la chiamavo “sorellina” e ci mettevo dentro tutta la tenerezza che mi premeva in cuore. Meno male che lei mi chiamava “fratellone”! in questo modo veniva esorcizzata l’emozione.
Mi disse che desiderava innamorarsi, che era disponibile all’amore. Ebbi una specie di brivido lungo la schiena. Non glielo dissi.
Ma sentivo che non era questo il tempo. Questo era il tempo di far progetti per il futuro. Il suo lavoro, la sua indipendenza, la sua vita. Innamorarsi, adesso, poteva voler dire smarrirsi per le vie del cuore. Al posto di pensare a sé. Perché era un’artista…
E guardavo tra le piante, camminando, nella speranza di leggere un segnale.
Perché la vita è questa processione di regali, incartati nelle cose e negli eventi, che sembrano indirizzati direttamente a te. Che, quasi, hai paura di scartarli troppo in fretta…
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