Siamo tutti parte di un’unica cosa o girovaghiamo a tentoni in una foresta piena d’imprevisti?
Perché ci emozioniamo tanto quando incontriamo qualcuno da vicino? E ci sentiamo così intimi?
Ho un balcone, dal lato ovest del mio appartamento. È il terzo piano di un condominio. Si vede il cielo. Di solito guardo a est. Le colline, il sorgere del sole. Ma ora sono seduto in cucina e vedo uscire dall’ombra quest’apertura verso ovest.
Ovest è l’America. Il luogo del lavoro e del successo. Ovest è l’invito a uscire dalla grotta. A guardare più lontano del tuo naso.
Ad affidarti al fiuto oltre il già noto. A rischiare. Ad annaspare nel buio, ma consapevole dei tuoi talenti e della tua resistenza.
Ovest è anche uscire dalle tue categorie. A immaginare che le cose avvengono anche in altri modi. E a provarci.
Io adoro i ragazzi che scappano dalle prigioni e tentano la propria avventura.
Piango per quelli che hanno troppe cose belle da lasciare per cercare di essere vivi ancora a lungo. Ed esplorare il possibile.
Per quanto mi riguarda, ho quasi settant’anni. E una voglia pazza di ricominciare da venti. E sono amico dei movimenti profondi delle tue viscere.
È la mia storia. La mia avventura. C’incontreremo?
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