Elisa suona il violoncello. Ha una veste leggera, facile da togliere. C’è sensualità nell’immagine. E tanta poesia.
Siamo in quella terra di nessuno che si estende tra il regno del corpo e quello dell’anima.
Mistero affascinante per la riflessione.
Territorio incantato da esplorare per l’audacia delle mani.
O il silenzio, lasciando che le cose accadano. O la parola, che cerca di afferrare a piccoli bocconi la ricchezza inesauribile contenuta nel pozzo. O entrambe le cose, alternativamente.
È di quelle immagini che ti lasciano col fiato sospeso sulla bellezza del vivere, dell’esserci, del saperlo, del guardare e del guardarsi.
E su quell’interrogativo che noi siamo. Che tutta la vita è. Un interrogativo che ci costituisce più delle risposte che ci siamo dati.
Un interrogativo che è al contempo desiderio, preghiera, ricerca, avventura. Eros, credo.
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